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L’orto sul balcone: quando l’insalata cresce in città

Posted by : alessandra | On : 7 maggio 2013

 come creare un orto sul terrazzo

Dal produttore al consumatore: è questa la filosofia dei prodotti a Km zero. Solo che questa volta il contadino vive in città, peperoni e zucchine non provengono dalla campagna più vicina ma direttamente dal proprio terrazzo di casa.
L’orto sul balcone, in altre parole autoproduzione e autoconsumo a misura di città. Una nuova tendenza praticata con entusiasmo dai moderni urban farmers. Dietro non c’è solo la voglia di cibo sano ma anche il desiderio di un maggiore contatto con la terra e i suoi antichi saperi. C’è anche, come qualcuno scrive su Grow the Planet, la community che riunisce gli appassionati dell’autoproduzione domestica, il bisogno di riappropriarsi di attività che “la vita odierna ci ha spinto a delegare ad altri ma che fanno parte dell’essere di tutti”.
Nata dall’idea di due giovani startupper, Leonardo Piras e Gianni Gaggiani, la community fornisce informazioni e consigli per coltivare con successo ogni tipo di ortaggio, verdura o erba aromatica e permette la condivisione di esperienze e opinioni. A questo si aggiunge la possibilità per gli utenti di scambiarsi gli ortaggi autoprodotti e soprattutto – vero cuore del progetto- l’applicazione che aiuta a  disegnare il proprio orto e accompagna passo passo il moderno farmer dalla semina alla raccolta, utile sia per chi parte da zero sia per i coltivatori esperti che possono adoperarla come strumento per programmare e gestire le proprie attività.

Gli orti urbani, coltivati su terrazzi e balconi o in terreni cittadini messi a disposizione dai Comuni, hanno conosciuto negli ultimi anni un vero e proprio boom. Diffusasi soprattutto nelle regioni del Nord e in particolare in Emilia Romagna, la coltivazione degli orti urbani non ha fini di lucro: ciò che viene prodotto serve all’autoconsumo familiare. I terreni vengono assegnati in comodato d’uso ai cittadini che ne fanno richiesta. Il boom è simile a quello che si registrò nell’immediato dopoguerra ma se allora era la miseria a favorire l’avanzata di orti e giardini commestibili nei centri urbani, ora le motivazioni sono diverse. C’è sicuramente anche una ricaduta in termini di risparmio economico, un fattore importante, non lo si può negare, in tempi di crisi.
Tuttavia alla base c’è soprattutto lo slogan “Grow your own food”, ossia coltiva ciò che mangi: è questa la nuova filosofia  che guida gli urban farmers.
Un nuovo modo di pensare il cibo che racchiude in sé diverse cose dalla sostenibilità ambientale, all’attenzione per la stagionalità e la genuinità degli alimenti che portiamo sulle nostre tavole fino ad una nuova consapevolezza legata al cibo. A ciò si aggiunge la volontà da parte delle amministrazionali comunali virtuose di recuperare e valorizzare dei terreni e degli spazi urbani altrimenti soggetti all’abbandono e al degrado.

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