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Il mercatino diventa un franchising: ecco l’usato che muove l’economia

Posted by : alessandra | On : 12 settembre 2013

La filosofia del “non si butta via niente”, il desiderio di risparmiare e la crisi economica come piatto forte. Il mercatino dell’usato diventa un franchising per chi ama l’ambiente e le atmosfere dei vecchi mercati di una volta.

Un abito da sposa a prezzo low cost, una vecchia cabina telefonica anni ’80 quando la Telecom ancora non esisteva e le telecomunicazioni erano gestite dallo stato, una schiera di piccoli puffi azzurri, un salotto in vimini da giardino, un carretto da Pop Corn e addirittura un set turco in rame per la preparazione del tè.
Dove mai potreste trovate tutte queste cose insieme?
La risposta è semplice: in uno dei tanti punti vendita del Franchising Mercatino sparsi un po’ ovunque in tutta Italia e cresciuti come funghi soprattutto negli ultimi anni.
Sarà la crisi che ci fa guardare agli oggetti che possediamo in modo nuovo, sarà una nuova coscienza ecologica, sarà che riciclare è diventato la parola d’ordine del nuovo millennio e “non si butta via niente” il nuovo mantra, fatto sta che recuperare tutto ciò che un tempo finiva dritto in discarica è diventato di moda.
E allora perché non farne un business avrà pensato Ettore Sole, ideatore del primo franchising dell’usato. Punto di partenza un magazzino a Verona nel 1989 riempito con tutto ciò che di solito trova spazio nei giornali di inserzioni ma l’idea funziona ed ecco che a partire dal ’94 nascono i primi punti vendita affiliati, inizialmente a Roma sulla Casilina e poi tutti gli altri.
Ed ora Napoli, Torino,  Gallarate, Marsala, Cagliari, Verbania, solo per citarne alcuni: la febbre dell’usato percorre tutta Italia da Nord a Sud. Attualmente sono circa 200 i punti vendita, concentrati maggiormente nel Lazio, in Lombardia e in Piemonte.

Un tempo frequentati principalmente da extracomunitari, oggi affollati soprattutto da italiani in cerca di risparmio e occasioni. Il pubblico è infatti puttosto eterogeneo, composto da ogni categoria e ceto sociale.
C’è chi da noi ”- mi spiega Ettore  “ci veste l’intera famiglia, c’è l’appassionato in cerca di nuovi pezzi per la sua collezione e chi ci va soprattutto per risparmiare”.
Se infatti trovate qualcosa che vi piace basta aspettare 60 giorni dalla data indicata sull’etichetta per vendere fioccare gli sconti: la regola è infatti che deve andare via tutto, nulla deve restare invenduto fosse pure a pochi centesimi.
E il risparmio in effetti c’è e si aggira intorno al 50-60%. Tanto per fare un esempio si può acquistare una cucina in ottime condizioni del valore di 5000-6000 euro anche a 1000-1200 euro. Quasi la metà degli acquirenti sono clienti abituali: al mercatino ci vanno anche più volte a settimana e spesso ci passano le ore frugando alla ricerca di buoni affari.

Abbigliamento, accessori, scarpe, mobili e arredo, lampade, quadri, elettrodomestici, libri e dischi, strumenti musicali: c’è davvero di tutto.
“Si va dal posacenere di 2 euro – continua Ettore -  “al quadro di 5000 euro. Tra le categorie più vendute c’è l’oggettistica che costituisce il 35% del nostro fatturato e l’abbigliamento che fattura il 33%”.
Ma da dove proviene la merce in esposizione? Non è difficile immaginarlo, basta dare un’occhiata alle nostre case per capire quanti oggetti inutilizzati affollanno soffitte e ripostigli, cose che a noi non servono più (o magari non abbiamo neanche mai adoperato) ma possono, nelle mani di altri, avere una seconda chance,  godere, come si legge sulla pagina Facebook del franchising, di una nuova vita. E detta così, beh, non sembra più neanche un’operazione commerciale ma quasi un gesto d’amore.

Il tema del riciclo consapevole impronta infatti un po’ tutta la comunicazione del Mercatino che punta molto sulla carta dell’ambiente.
L’altro aspetto è sicuramente quello del guadagno extra che, in tempi di crisi,
viene in aiuto delle famiglie in difficoltà: quasi un 100-200 euro al mese che in molti riescono a tirare su ripulendo cantine e svuotando cassetti.
A finire in vendita non sono soltanto oggetti passati di moda ma anche tutto ciò, come una vecchia pelliccia, una borsa firmata o una scarpa elegante, che, considerati i tempi, in molti oggi considerano un lusso superfluo: molto meglio pagarci le bollette. “Chi porta qui i propri oggetti per venderli lo fa per diverse  ragioni: per necessità oppure perché gli dispiace buttar via oggetti ancora in ottimo stato o ai quali è affezionato oppure perché allettato dalla possibilità di ricavarne un buon guadagno”.
Per chi vende il proprio usato il meccanismo è molto semplice: si valuta insieme l’oggetto e si stabilisce il prezzo, il guadagno sulla vendita va dal 50% per abbigliamento, oggettistica, elettrodomestici, libri, piccoli mobili e giocattoli al  60% su arredamento e vecchi mobili fino al 75% sull’hi-tech. Alla fine del mese i soldi arrivano tramite assegno o contanti.

Voglia di affari, desiderio di cambiare, bisogno di risparmiare, passione per il vintage, chiamatela un po’ come volete: fatto sta che la rete cresce e anche il fatturato. La moda dell’usato vince e oggi, a conti fatti, muove anche l’economia.
Ma non è soltanto questione di cifre e fatturati, assicura Ettore. Per lui quello della compravendita dell’usato è il mestiere più bello del mondo. “Il mio negozio assomiglia a un mercato d’altri tempi fatto non solo di scambi ma anche di relazioni umane. Le persone che incontriamo ci raccontano di sé e delle propria vita, ci parlano delle loro passioni ma anche delle loro gioie e dei loro dolori. In un certo qual modo noi ne siamo diventati un pò i confidenti”.

Del resto anche gli oggetti che passano per il mercato dell’usato hanno una loro storia che, talvolta, può avere dell’incredibile. Come quella di un vecchio biplano in ferro venduto nel primo mercatino di Verona per la cifra di 5000 lire. Ebbene quell’aeroplano di lire ne valeva ben 170 milioni: era stato acquistato da un collezionista che vi aveva riconosciuto la mano di Picasso, si trattava infatti di uno dei giocattoli che il geniale pittore si divertiva a realizzare per i propri figli.
Visto da questa prospettiva, certo,  anche l’usato ha il suo fascino.

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