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Hamburger si, ma solo di carne italiana: nasce il fast food di qualità

Posted by : alessandra | On : 27 giugno 2013

Certificata, a km zero, gustosa e sana: la carne di bovino piemontese è protagonista nei nuovi fast food dal concept italiano. Le chiamano hamburgerie e coniugano la velocità del pasto con la filofosofia del mangiar bene.

Identico nella forma ma molto diverso nella sostanza: è l’hamburger prodotto al 100% con carne piemontese certificata, per chi ama la velocità del fast food ma non vuole rinunciare al gusto e alla qualità delle materie prime. A proporlo è l’Hamburgeria di Eataly a Torino (altri due punti di ristorazione si trovano a Settimo Torinese e a Bergamo).
Firmata Oscar Farinetti, l’hamburgeria nasce con l’ambizione di creare un modello tutto italiano di fast food e del Del Mc Donald’s, icona internazionale del mangiare veloce, salva solo la velocità dei servizio e il prezzo contentuto ma se ne differenzia per l’impiego delle materie prime, tutte rigorosamente di alto livello e di provenienza italiana.
Per la precisione, la carne adoperata è quella della Granda, l’associazione di allevatori e presidio Slow Food, che da 15 anni si dedica esclusivamente alla produzione di carne bovina piemontese, allevata e coltivata secondo un rigido disciplinare che ne garantisce sicurezza e gusto.
Ma di qualità sono anche gli altri ingredienti, nel pieno rispetto della filosofia Eataly: si va dal pane prodotto con le farine macinate a pietra dal Mulino Marino e cotto nel forno di Delper, alla birra artigianale targata Baladin e al vino  Fontafredda, dalle salse biologiche Cereal, ai dolci della pasticceria Montersino, al gelato artiginiale prodotto sul momento, perché così è più buono e salutare, senza emulsionanti, conservanti e con meno grassi.
L’idea alla base è che si debba poter mangiar bene sempre anche quando si ha poco tempo a disposizione, che si tratti della pausa pranzo al lavoro o un di spuntino veloce tra amici prima del cinema.

E a pensarla così sono anche i suoi diretti concorrenti: a pochi passi dal locale di Eataly si trova M** Bun (si legge Mac Bun, che in torinese vuol dire “solo buono”), esempio di agrihamburgeria slow fast food, come amano definirla i suoi proprietari, Francesco Bianco e Graziano Scaglia. Fast nei tempi di consumo, per venire incontro alle esigenze di  una clientela dai ritmi di vita sempre più frenetici, ma slow nei tempi di coltivazione e allevamento, come i 18 mesi necessari per ottenere per i manzi dell’Azienda Agricola Scaglia di Rivoli, il suo fiore all’occhiello, e tutte le altre carni di pura razza piemontese certificate Coalvi. Slow anche nella preparazione dei piatti, quando ad accompagnare il panino ci sono delle croccanti patatine fritte rigorosamente fresche e non surgelate.

Oltre alla carne, sono a km zero anche le salse, i formaggi, le birre artigianali e la MoleCola, la Cola 100% italiana, il cui nome rende omaggio alla città e al suo monumento simbolo. L’obiettivo è quello di realizzare un modo nuovo e diverso di produrre, nutrirsi e gustare il cibo, rispettoso della natura e della qualità della vita.
Principi cardine del filosofia M**Bun, pertanto, sono l’impiego di ingredienti sani e gustosi, legati al territorio valorizzando la filiera corta. A questo si aggiunge poi lo sforzo per ridurre la produzione di rifiuti mediante l’uso di posate, bicchieri e piatti in materiale biodegradabile, completamente compostabili, quindi riciclabili con l’umido.

Del resto, persino la catena simbolo del fast food, oggi sta cambiando direzione: se un tempo la parola McDonald’s era sinonimo di standardizzazione dei sapori e omologazione di piatti ( e in fondo proprio su quest’aspetto il colosso americano ha fatto la sua fortuna), oggi non è più così, complice la maggior consapevolezza dei consumatori e la voglia di mangiar sano.
Ne sono prova i nuovi menù: accanto a maxi cheeseburger con pancetta, patatine fritte e salse ipercaloriche, compaiono sempre più spesso insalate, piatti di pasta e altre pietanze decisamente più light e vicine alle tradizioni gastronomiche locali. Prova ne è anche la collaborazione con il celebre chef Gualtiero Marchesi il quale recentemente ha firmato alcuni dei suoi nuovi panini e che altro non è se non il tentativo di riqualificare la propria immagine in un paese come il nostro, sempre più dominato dall’imperativo del made in Italy e dalla filosofia del mangiar bene.

 

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